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Call of Duty: Black Ops 4, il provato dal TGS su PS4

Di norma non si va a Tokyo per provare Call of Duty. Anzi in qualche modo la serie di sparatutto Activision è quanto di più distante ci sia dalla produzione giapponese di videogiochi. Eppure ogni anno Sony ospita all’interno del suo stand un buon numero di postazioni, segno che comunque c’è interesse verso un nome che probabilmente negli anni è diventato sinonimo di sparatutto in prima persona, quindi molto riconoscibile anche in un paese dove il genere non ha così tanta presa. Nello specifico ci siamo potuti divertire una seconda volta sulla mappa Arsenal di Black Ops 4, già provata qualche settimana addietro nel corso della GamesCom 2018 di Colonia. L’impressione è di trovarsi alle porte di un capitolo diverso dal solito, di sicuro, ma capace di regalare parecchie soddisfazioni agli appassionati.

Gli specialisti della guerra

Come già anticipato durante il nostro precedente test della modalità, la mappa Arsenal si presenta come un’ambientazione simmetrica piuttosto classica, un’alternanza di ambienti interni ed esterni perfetti per rapidi scontri ravvicinati e, in alcuni casi, schermaglie dalla media distanza. Non è rivoluzionaria, per quello c’è la mappa-collage di Blackout che promette di essere molto interessante, però funziona bene e ci ha fatto immediatamente sentire a casa. L’aspetto che più colpisce di Black Ops 4 è il cambio di ritmo rispetto al passato visto che ora appare più compassato (discorso diverso per la modalità Battle Royale, ovviamente). Non è diventato un gioco meno immediato, in fondo deve pur sempre essere accessibile a tutti, però si percepisce come il lavoro fatto sugli specialisti abbia in qualche modo imposto di ribilanciare il gameplay. Purtroppo giocando con un gruppo di perfetti sconosciuti, che tra l’altro non parlavano nemmeno la nostra stessa lingua, non è stato possibile coordinarsi a dovere ma team ben oliati potrebbero arrivare a livelli di complessità delle manovre magari non paragonabili a quelli di Rainbow Six: Siege (che oramai ha un numero di operatori sconfinato e un metagame in costante evoluzione) però di certo molto alti, senza comunque perdere in accessibilità. Abbiamo fatto una prima partita con lo specialista Recon, capace di rivelare a sé e ai compagni i nemici nelle vicinanze, ma pur riconoscendo l’enorme valore di una simile figura sul campo di battaglia è stato complesso utilizzarlo al meglio senza poter comunicare con gli alleati. Quindi abbiamo optato per Torque che ha l’abilità di rallentare i nemici e piazzare a terra delle protezioni di fortuna, perfette per proteggere certe parti di mappa o determinate posizioni. Un contributo che si rivelerà di certo fondamentale nelle partite a obiettivi. Purtroppo il tempo a nostra disposizione per la prova è finito piuttosto in fretta ma ci sembra che quello di Black Ops IV sia una delle interpretazioni del gameplay della serie più interessanti da qualche tempo a questa parte. Senza contare che come al solito arriveranno gli zombie e che quest’anno ci sarà Blackout con la sua enorme mappa. Proprio in questo senso siamo curiosi di capire come lo sviluppatore si impegnerà nel tempo per supportare ed evolvere la modalità Battle Royale; curiosità che comunque non dovrà aspettare troppo per essere soddisfatta visto che la data di uscita è prevista per il prossimo 12 ottobre su PlayStation 4, Xbox One e PC.

Call of Duty: Black Ops 4 si presenta come un capitolo interessante, per certi versi anche coraggioso: mette da parte il single player e punta tutto sulla competizione tra utenti, oltre che sulla solita spolverata di zombie. Da una parte rende il gameplay più compassato e tattico, dall’altra aggiunge la frenesia dei battle royale. Un mix che potrebbe rivelarsi vincente, soprattutto se ben supportato e fatto crescere attraverso nuove iniezioni di contenuti dopo il lancio.

Fonte: http://multiplayer.it/articoli/call-of-duty-black-ops-4-il-provato-dal-tgs-su-ps4.html

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