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Panzer Dragoon – Monografie

Nel nostro precedente appuntamento con Monografie, la rubrica aperiodica che racconta i momenti essenziali nella storia di alcune società, franchise o personaggi di spicco che hanno lasciato il segno nel mercato videoludico, vi abbiamo parlato di Dino Crisis, una serie di survival horror firmata Capcom che nel 2019 compirà vent’anni. Nello stesso periodo recensivamo Shenmue I & II e uno dei nostri lettori ci ha fatto notare che quest’anno ha compiuto vent’anni un altro titolo SEGA che oggi conoscono in pochi ma che in effetti, col passare del tempo, è diventato un classico, un cult che avrebbe davvero bisogno di essere rivisitato con un remake che riesca finalmente a rendere giustizia a una visione che lo sviluppatore nipponico non è mai riuscito a concretizzare fino in fondo. Stiamo parlando di Panzer Dragoon Saga, uno spin-off ispirato alla famosa serie di sparatutto su rotaie che prendeva le distanze dagli altri titoli, esplorando la mitologia e l’universo di Panzer Dragoon sotto forma di gioco di ruolo. Prima di raccontarvi come mai questo gioco di ruolo è così peculiare, è importante passare brevemente in rassegna gli altri Panzer Dragoon e spiegare, soprattutto, chi li ha sviluppati.

Panzer Dragoon

Fondato nel 1994, l’AM-6 era il principale dipartimento di ricerca e sviluppo negli uffici di SEGA che fu smistato in una serie di team minori per sostenere il lancio di Saturn: uno di essi, rinominato Team Andromeda, fu incaricato di sviluppare una serie di sparatutto incentrata su giganteschi draghi volanti corazzati, ma dato che il nome “armored dragon” in inglese suonava estremamente banale, il director Yukio Futatsugi, allora appena venticinquenne, decise di tradurlo in tedesco. Futatsugi era un appassionato di linguistica e insieme all’artista Manabu Kusunoki – che si ispirò alle opere di Moebius e Hayao Miyazaki – inventò letteralmente una lingua, chiamata Panzerese, che incrociava il greco antico, il latino e il russo. Una volta gettate le basi di questo nuovo universo post-apocalittico, fu più semplice sviluppare in poco tempo uno sparatutto su rotaie che sfruttasse al massimo l’esperienza del team nei titoli arcade di SEGA: Panzer Dragoon doveva essere uno shoot’em-up breve ma difficile, da giocare tutto d’un fiato.

Episode 1
Panzer Dragoon, 1995

Il primo episodio riscosse un buon successo grazie anche alla componente narrativa e convinse SEGA a finanziare almeno altri due titoli: Panzer Dragoon Mini, per Game Gear, era rivolto soprattutto ai più piccoli, come dimostrava il sistema di controllo fortemente automatizzato e l’aspetto super deformed del drago; Panzer Dragoon II Zwei usciva invece nel 1996 sempre per Saturn e prendeva quel che di buono Team Andromeda aveva fatto col precedente episodio, migliorandolo ulteriormente. Lo sviluppatore si accertò di diminuire il frustrante livello di difficoltà e di scrivere una storia ancora più avvincente, in cui il giocatore poteva inforcare rotte secondarie e trasformare il drago in base alle decisioni intraprese. Ai due Panzer Dragoon sviluppati ufficialmente da Team Andromeda è significativo aggiungerne un altro, Panzer Dragoon R-Zone, realizzato però da un piccolissimo studio secondario proprio per R-Zone, una piattaforma che ebbe vita molto breve. Purtroppo anche Team Andromeda, da lì a poco, avrebbe incontrato la sua fine.

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Panzer Dragoon II Zwei, 1996

Panzer Dragoon Saga

Nonostante il successo di Panzer Dragoon, SEGA non se la passava certo bene al lancio di Saturn. Sony e Nintendo la stavano stritolando nelle fasi conclusive di quella Console War che nel giro di pochi mesi avrebbe rivoluzionato completamente il panorama videoludico mondiale. Se già PlayStation era un’avversaria formidabile, sulla libreria di Saturn incombeva un’ombra ancora più minacciosa: quella di Square. Il popolarissimo sviluppatore nipponico si era dissociato da Nintendo e stava realizzando un nuovo, avveniristico Final Fantasy che avrebbe potuto diventare un proverbiale chiodo nella bara della nuova console SEGA. Fu così che il producer Yoji Ishiji suggerì di trasformare Panzer Dragoon in un gioco di ruolo che potesse competere con Final Fantasy: lo sparatutto era stato apprezzato anche per la sua storia e per una peculiare ambientazione che poteva valere la pena esplorare a fondo.

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SEGA divise così il Team Andromeda in due squadre e mentre una si occupava di rifinire Panzer Dragoon II Zwei, l’altra – composta da una quarantina di programmatori e affidata al creatore del franchise, Futatsugi – doveva sfornare lo spin-off ruolistico nel minor tempo possibile. Una scelta scellerata che, col senno di poi, ebbe un impatto devastante non tanto sul gioco, quanto sullo staff: in seguito, Futatsugi avrebbe ammesso che quello fu il “momento più difficile della sua vita”. Sviluppare il gioco secondo la sua visione fu un vero incubo, specialmente perché si trattava di un’opera straordinariamente innovativa. I giochi di ruolo giapponesi ambientati in scenari completamente tridimensionali erano rarissimi e la complessità della struttura convinse Futatsugi che sarebbe stato impossibile riprodurre lo stesso tipo di gioco su una console come PlayStation, dato che girava già a malapena su Saturn. Il problema più importante, però, riguardava lo staff: SEGA lo aveva abbozzato alla bene e meglio, prendendo i suoi migliori programmatori qua e là.

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Era insomma un collage di gente che non si conosceva e che magari non aveva mai neppure lavorato o giocato il primo Panzer Dragoon, ognuno voleva dire la sua, tutti litigavano continuamente e non si riusciva a trovare un compromesso: la data di uscita fu rimandata diverse volte. Al timone si susseguirono diversi personaggi e alla fine lo prese Manabu Kusunoki, mentre lo stress, le pretese e le aspettative dei piani alti stringevano lo staff in una morsa d’acciaio. A rendere insostenibile la situazione c’era anche la consapevolezza che SEGA fosse ormai un’azienda in declino, ma nonostante ciò i programmatori spesso neppure rincasavano pur di continuare a lavorare sul codice. Uno degli sviluppatori si schiantò in moto per quello che probabilmente fu un colpo di sonno, un altro si suicidò. Futatsugi, che non aveva mai gestito un team così ampio e complesso, in seguito confidò di essere stato grato per il subentro di Mukaiyama, uno che a quanto pare non le mandava a dire e che, nonostante fosse caduto in depressione verso la fine dei lavori, esercitava sui programmatori una forte pressione che li spronava a proseguire la corsa.

Panzerdragoonzwei 3

Alla fine, il Team Andromeda riuscì a uscire con Panzer Dragoon Saga nel gennaio del 1998. Il gioco aveva tratto un’energia tutta sua proprio da quei contrasti interni che avevano messo e rimesso in discussione la natura del titolo, un gioco ibrido che mescolava le convenzioni dei RPG nipponici con le dinamiche degli sparatutto. Il giocatore, impersonando un giovane mercenario di nome Edge, esplorava il mondo in sella al drago oppure a piedi, quindi affrontava i nemici nelle tradizionali battaglie casuali che adottavano una struttura a metà tra lo strategico a turni e lo sparatutto in tempo reale: il giocatore aspetta che si carichino fino a tre indicatori che rappresentano le possibili azioni che può compiere, quindi decide se consumarle un po’ alla volta o tutte insieme, conscio che più indicatori accumula, maggiore sarà la potenza e la portata dei suoi attacchi. Nel frattempo, il giocatore deve anche muoversi intorno al nemico per prendere di mira il suo punto debole e schivare i suoi colpi, cercando l’angolazione migliore per attaccare senza essere abbattuti.

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Diviso in 4 CD – merito anche della colonna sonora composta a sei mani da Saori Kobayashi, Mariko Nanba e Hayato Matsuo – e pubblicato in patria col titolo Azel: Panzer Dragoon RPG, Panzer Dragoon SAGA arrivò in occidente soltanto nel tardo ’98 per non accavallarsi con l’uscita di un altro RPG per la piattaforma SEGA, Grandia. Nel frattempo, però, Final Fantasy VII aveva già piazzato oltre dieci milioni di copie e SEGA stava con l’acqua alla gola. Ancora una volta, si era sbagliato completamente il marketing. In occidente Saturn aveva avuto pochissimo successo e la compagnia aveva già cominciato a concentrarsi principalmente sulla console successiva, il Dreamcast, pertanto furono stampate pochissime copie di Panzer Dragoon Saga che oggi è quindi un titolo rarissimo e prestigioso. All’epoca, SEGA doveva addirittura spedire la console insieme al gioco alle case editrici perché non fosse pubblicata una recensione: quelle che si prestavano a una strategia tanto ridicola, finivano regolarmente con l’infuriarsi per come SEGA stava gettando alle ortiche i suoi prodotti e il rispetto dei fan.

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Panzer Dragoon Orta

Infine, SEGA incolpò del fallimento di Panzer Dragoon Saga in occidente proprio il Team Andromeda. Consultandosi con Yu Suzuki, che all’epoca stava lavorando a Shenmue, i capoccia di SEGA esaminarono tutta la storia di quello strano prodotto che la critica adorava – molti lo considerano ancora oggi il miglior gioco mai uscito per Saturn – ma che nessuno comprava e conclusero che si trattava di un prodotto troppo poco mainstream e che lo staff, essenzialmente, aveva voluto strafare, incaponendosi per essere originale a tutti i costi, a scapito dei pronostici sulle vendite, e sacrificando il successo a favore dell’originalità. Futatsugi, ferito nell’orgoglio, si licenziò e passò a Konami; a quel punto, SEGA si limitò semplicemente a sciogliere il Team Andromeda e a smistare i suoi programmatori in vari uffici, tra i quali spiccava Smilebit, lo studio che in seguito avrebbe sviluppato l’ultimo Panzer Dragoon della serie, intitolato Panzer Dragoon Orta, nel 2002.

Panzer Dragoon - Monografie

Orta, in questo caso, è il nome della giovane protagonista che viene salvata da un drago misterioso quando l’Impero rade al suolo il suo villaggio. Insieme al suo guardiano, Orta decide di dare battaglia all’Impero in una serie di livelli a sparatutto su rotaie che ereditano le principali caratteristiche dei Panzer Dragoon precedenti: per esempio, è possibile trasformare il drago a piacimento, il quale oltretutto possiede delle capacità di attacco e di movimento molto simili a quelle viste in Panzer Dragoon Saga. Pur essendo molto breve, Panzer Dragoon Orta per Xbox era un titolo estremamente rigiocabile grazie alle numerosissime rotte alternative e a una generosa quantità di segreti da sbloccare. All’uscita, Panzer Dragoon Orta riscosse un buon successo di critica e di pubblico, ma a quel punto il franchise sembrava aver esaurito il suo scopo: sono passati sedici anni e nessuno ha mai sviluppato un altro capitolo, né tanto meno SEGA sembra intenzionata a esaudire le richieste dei suoi fan. La speranza è l’ultima a morire, sia chiaro, ma in casi come questi è meglio non trattenere il respiro.

Panzer Dragoon - Monografie

Fonte: http://multiplayer.it/articoli/panzer-dragoon-monografie.html

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