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Journey to the Savage Planet, provato all’E3 2019

All’inizio della demo di Journey to The Savage Planet all’E3 2019, gli sviluppatori ci hanno dato tre obiettivi ben precisi. Primo, andare in giro per il pianeta alieno AR-Y 26 in cerca delle risorse necessarie a costruire un rampino. Con questo avremmo potuto muoverci per la mappa più agilmente, raggiungendo punti più elevati in un batter d’occhio e arrivando a nuove zone prima inesplorabili. L’avremmo potuto usare anche in maniera più sadica e creativa contro gli alieni che abitano il pianeta, ci viene detto. Secondo, raggiungere un piedistallo alieno ed esplorarne i dintorni; interagendo con la fauna e cercando dei particolari artefatti, avremmo dovuto trovare il modo di attivare il portale con cui viaggiare rapidamente da un punto all’altro della mappa. Terzo, con le abilità ottenute, cercare e uccidere il Cragclaw, creatura aliena grande, pericolosa e dall’aspetto abominevole. Se avesse avuto un odore, sarebbe stato probabilmente nauseabondo. Abbiamo iniziato la demo con l’intenzione di seguire per filo e per segno le missioni assegnateci, ma appena messo piede fuori dalla nave, ci siamo dati un obiettivo più stimolante: fregarcene completamente delle indicazioni e andare a esplorare il pianeta per conto nostro.

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Gioco di debutto di Typhoon Studios, team composto da veterani dell’industria provenienti da Ubisoft, Warner ed Electronic Arts, Journey to The Savage Planet è un Metroid Prime in miniatura e con un ridicolo senso dell’umorismo. Quando non è impegnata a prenderci in giro con battute pungenti, l’intelligenza artificiale che ci parla continuamente nell’orecchio descrive nel dettaglio le eccentriche creature che popolano il pianeta AR-Y 26, tra fastidiosi animali urlanti che si moltiplicano quando vengono attaccati, velenose meduse volanti e pennuti dalla forma di un pallone, che possono essere presi effettivamente a calci (vuoi per sadico divertimento, o per risolvere alcuni enigmi ambientali). Fatta eccezione per le poche informazioni che si ottengono attraverso le scansioni di piante e animali, Journey to the Savage Planet non si preoccupa di tenere il giocatore per mano, e anzi lo stimola a sperimentare con gli oggetti e gli elementi dell’ambientazione. Il cibo in scatola presente nell’inventario, e che di norma serve per curarsi, può fungere da esca per attirare alcune creature aliene, e quando ingerito da una particolare specie viene espulso nella forma di una sostanza gommosa: lasciate cadere la sostanza gommosa e il terreno si trasforma in un ripugnante trampolino su cui saltare.

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Nonostante le dimensioni ridotte della mappa, il mondo di Journey to the Savage Planet è labirintico e ricco di biomi differenti. Mentre noi stavamo esplorando una caverna piena di lava, nelle postazioni accanto alla nostra c’era chi stava combattendo nel mezzo di un bosco, chi ha trovato un passaggio in mezzo a delle cascate e chi era intento a scalare un ghiacciaio. Nell’arco di un’ora siamo stati aggrediti da un pericoloso lucertolone, abbiamo trovato percorsi segreti che nascondevano power-up, e ci siamo dovuti nascondere da una creatura a metà tra una pianta e una telecamera di sorveglianza, capace di sparare missili a ricerca a chiunque entrasse nel suo cono visivo. Una volta ci abbiamo anche lasciato le penne, tornando automaticamente alla nave sotto gli sberleffi dell’intelligenza artificiale: qui è possibile ricevere messaggi video (perlopiù senza senso) dalla propria compagnia – la Kindred Aerospace – oppure si possono spendere le risorse raccolte per potenziare la propria tuta o costruire nuovi gadget e strumenti, tra cui il famoso rampino, che ci avrebbe dato accesso a tutta un’altra area della mappa che esploreremo quando avremo più tempo a disposizione col gioco.

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Quando il tempo a nostra disposizione è giunto al termine, i ragazzi di Typhoon hanno dovuto sfilarci il controller dalle mani. Dopotutto avremmo continuato volentieri a esplorare questo mondo piccolo ma strabordante di personalità, perdendoci nelle sue aree e scoprendo nuovi modi di interagire con gli alieni che lo abitano. Nel complesso, il viaggio di Journey to the Savage Planet dovrebbe durare appena una manciata di ore, ma se questo vuol dire ritrovarci tra le mani un’avventura esplorativa densa e ricca di sorprese in ogni angolo, noi non vediamo l’ora.

Fonte: http://multiplayer.it/articoli/journey-to-the-savage-planet-provato-e3-2019.html

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